giovedì 29 maggio 2008

Sponsorizzami i tweet

In attesa di trovare il tempo per scrivere la seconda parte di Social Media sì, ma solo per pochi, ecco una novità negli utilizzi for profit di Twitter.

L'idea prende probabilmente le mosse dalla prima vendita mai avvenuta di un account twitter ad opera di Andrew Baron e dalle twitter-PR di Robert Scoble. Ian Schafer propone però qualcosa di diverso. Ian, Ceo di Deep Focus, offre in un'asta al rialzo la sponsorizzazione del proprio account Twitter.


L'asta parte da US$ 400 al mese con cui si ottengono:
- il cambio del background dell'account di schafer con uno brandizzato dallo sponsor
- il cambio della foto di schafer, che compare in ogni tweet e nelle timelines, con una immagine a scelta dello sponsor come ad esempio, ma non solo, il logo.

Proviamo ad analizzare la proposta dal punto di vista un po' becero del solo CPM. Considerando per prudenza le sole impression dovute ai tweets, e senza considerare gli effetti di segno opposto dell'aumento del prezzo d'asta e del numero di followers dovuto alla curiosità per l'asta, il CPM può essere così calcolato:

Costo Mese (US$): 400
Nr. tweets medio ultimi tre mesi: 282
Followers: 392
Nr. Impression mese: 110.544
CPM (US$): 3,6

Il costo sembra decisamente elevato se paragonato alla media CPM online segnalata ad esempio da Pubmatic nel mese di maggio 2008. Inoltre il modello di pricing per essere maggiormente affidabile dovrebbe fare riferimento ad un numero di tweets piuttosto che ad un periodo temporale.

Tuttavia il solo CPM mal si presta alla valutazione dell'idea, che è in ogni caso interessante. Schafer sta probabilmente generando un meritato WOM per sè stesso e per la sua azienda (ma in Italia non se ne parla ancora). Al di là del costo e delle modalità di pricing, facilmente modificabili, mi sembra molto interessante per il futuro la possibilità di individuare la coda lunga di microcomunità molto specifiche - un po' come succede con i blog e gli Adwords/Adsense - focalizzate sul tipo di persona seguita e ascoltata piuttosto che sui classici demographics o sui contenuti. Rispetto ai più tradizionali blog il flusso della conversazione è continuo, ed è inoltre possibile, per chi lo desidera, valutare ad uno ad uno i profili delle persone che stanno seguendo/seguiranno la conversazione, cosa pensano, chi seguono a loro volta, a cosa sono interessate. Una miniera di informazioni, oggi ancora difficili e costose da estrarre, ma domani?

Chi vivrà vedrà.

sabato 24 maggio 2008

Microblogging e creazione di valore. Problemi e approcci

Questo articolo è stato spostato su http://blog.delbono.eu/2008/06/creare-valore-con-il-microblogging/


martedì 20 maggio 2008

Social Media sì, ma solo per pochi? (1/2)

Quante volte hai sentito dire che i social media non sono adatti a tutte le aziende, ma solo a quelle avanzate, innovative, digitali? Oppure che non ci sono esempi di applicazione adatti alle realtà italiane? Alle PMI? Che "a parte gli AdWords di Google non c'è nulla di concreto"?

Proverò a dare una dimostrazione pratica di come i mutamenti in atto con i social media consentano già oggi, a tutte le aziende, di trovare opportunità di creazione di valore e miglioramento del vantaggio competitivo. Riprendo qui parte del mio intervento sul business impact dei Social Media in Italia.

Social media, una definizione

Anzitutto cosa sono i social media? Con social media definisco le varie attività che integrano tecnologia, strutture organizzative ad hoc e interazione sociale per la co-creazione di contenuti di vario tipo.

Ogni azienda può creare valore con i social media

Sento spesso dire da analisti e da responsabili del marketing e comunicazione, che i social media non sono adatti a tutte le aziende. Secondo molti, le aziende che lavorano in settori poco innovativi o con una maggiore propensione alla riservatezza non potrebbero avvantaggiarsi del web 2.0 e dei social media. Questa è a tutti gli effetti una grossa sciocchezza. Se è vero che non esistono soluzioni preconfezionate valide per tutti è pur vero che è possibile applicare i concetti – e le tecnologie – dei social media ad un numero così elevato di problemi ed aziende da rendere estremamente difficile, se non impossibile, l’individuazione di una azienda che sia aprioristicamente esclusa dalle nuove opportunità della wikinomics.

Social media e creazione del valore

Un errore che acceca letteralmente la visione dei commentatori e degli analisti è pensare che i social media possano essere utilizzati solo nei processi di Marketing e Sales. Per renderci conto dell'equivoco proviamo a ragionare sul modo in cui le aziende creano valore. Una rappresentazione che può fare al caso nostro è quella della value chain di Michael Porter. In figura è visibile una value chain ipotetica di un’ipotetica azienda che proveremo a ripercorrere per capire come i social media possano facilitare lo svolgimento dei processi descritti dalla catena del valore.

Catena del valore

Consideriamo ora, ad esempio, l’americana DELL. DELL è stata una delle prime aziende al mondo ad integrare le tecnologie internet nelle proprie operations e nella propria supply chain grazie a un configuratore che fornisce ai propri utenti la possibilità di co-creare ed assemblare su misura il prodotto che desiderano direttamente via web (esattamente come nella nostra definizione di Social Media iniziale).

La co-creazione del prodotto insieme al cliente stesso determina una maggiore soddisfazione del cliente ed anche la possibilità di limitare gli investimenti in capitale circolante, che sono per Dell costantemente inferiori rispetto ai competitors portandola ad essere da anni, e nel momento in cui scrivo, il leader di settore per redditività dell’Equity. La supply chain è integrata con i fornitori , i quali a loro volta possono così giocare un ruolo importante nel vantaggio competitivo di DELL, che gode così di tempi (e costi) di produzione/assemblaggio/consegna estremamente ridotti.

Linux, e in generale la creazione di software open-source, sono ulteriori eccellenti esempi di come le operations di un'organizzazione possano configurarsi intorno ai social media co-creando i propri prodotti insieme alla rete di persone interessate a dare, dal basso, il proprio contributo.

Viralità nella diffusione della comunicazione nei social networks e word of mouth positivo e negativo hanno già da tempo impatti rilevantissimi sulle aziende e sul successo o fallimento commerciale di prodotti e servizi e sui processi di marketing, vendita e assistenza post-vendita. E’ ben noto ad esempio il caso negativo di Intel alimentato dallo scontento per l’errore generato dal processore nei calcoli in virgola mobile ma anche da una errata gestione della relazione postvendita con gli utenti che lamentavano l'esistenza di un difetto nel processore. Oggi le piattaforme collaborative sono utilizzate ad esempio nella forma di user forum presidiati da aziende e power users per accumulare conoscenza sulle modalità d’utilizzo dei prodotti in circolazione e per indirizzare gli utenti con problemi di natura tecnica verso una prima, spesso già esauriente, risposta. O per ricevere in maniera automatica feedback dettagliati sui malfunzionamenti di un prodotto.

Una pellicola come The Blair Witch Project ha saputo sfruttare la voglia di connessione latente nei social networks creando una diffusione virale che ha consentito di promuovere a costi bassissimi un film poi divenuto di enorme successo. Non è un caso che può riguardare la tua azienda? Piattaforme collaborative come l’italiana ZOOPA consentono ad aziende di ogni dimensione di lanciare campagne di comunicazione “pubbliche” dove i concorrenti stessi commentano, giudicano e votano i lavori dei partecipanti. Naturalmente a costi abbordabili anche per una piccola azienda. Tra i primi clienti ci sono Enel, Azprom, KitKat, Lastminute.com, Invicta, TomTom.

Nel momento in cui scrivo sono probabilmente migliaia le piccole aziende italiane che utilizzano il social network di ebay per promuovere e vendere i propri prodotti sul territorio nazionale, europeo, mondiale. Nel farlo possono sfruttare un brand, quello di ebay, un canale già conosciuto e frequentato dagli utenti e un sistema di ranking che consente letteralmente di capitalizzare la soddisfazione dei clienti serviti, monetizzandola nella propria presentazione come garanzia di qualità.

L'ufficio del primo ministro britannico Gordon Brown, utilizza il social network di Twitter per comunicare le attività del cancelliere. Lo stesso canale è utilizzato da SkyTv per comunicare gratuitamente le news del TG, gli aggiornamenti della guida programmi (altrimenti a pagamento) e per stuzzicare, comunicare, incuriosire l'audience di alcuni canali/serial tra cui Quo Vadis Baby. Il CEO di Zappos, e-tailer di scarpe americano usa ancora Twitter per interagire in prima persona con i propri dipendenti e con i potenziali clienti, raccontando giorno per giorno le attività sue e dell'azienda.

Infine, come già accennato, gli ADwords di Google sono un ulteriore esempio della creazione di un network sulla base della produzione collettiva di contenuti. Di certo il modello di business è
difficilmente imitabile - ecco però un recente esempio italiano evoluto e differenziato a partire dallo stesso concetto: il circuito metafora di Apogeonline - ma molto facilmente utilizzabile da parte di qualsiasi organizzazione per la promozione di prodotti, servizi, eventi, brand.


Continua tra qualche giorno nel prossimo post. Se lo desideri aggiungi liberamente nuovi casi, considerazioni, o punti di vista nei commenti a questo post.

lunedì 19 maggio 2008

[Comunicazione] Nooo, un'altra volta...



Veramente gustoso.

Via

domenica 18 maggio 2008

Strategia Web:le tre sfere della Web Strategy e le competenze necessarie


Articolo originale in inglese di Jeremiah Owyang

La Strategia Web deve bilanciare tutt’e tre le aree indicate dalle sfere

Cos’è una strategia web? E’ il bilanciamento di tre distinte dimensioni rilevanti per pianificare in maniera efficace una presenza Web nel lungo periodo. La figura che ne è responsabile è un’ibridazione di più ruoli e può emergere potenzialmente da una qualsiasi delle tre dimensioni indicate in figura. Il Web Strategist è responsabile della pianificazione di lungo termine e del decision making del sito web, ma deve bilanciare tutt’e tre le seguenti sfere/dimensioni:

1) Community (Users)
Il web strategist deve comprendere (con l’utilizzo di una varietà di tecniche) ciò che gli utenti vogliono. E’ il processo comunemente definito come User Experience research che crea e plasma un “modello mentale”.

Skills: User Experience (UX), usabilità, information architecture, competenze di social media, customer support, community marketing, marketing, marketing di prodotto, capacità di ascolto e di mostrare empatia verso gli altri.

2) Business
La sfera business richiede che lo stratega sia in grado di capire gli obiettivi di lungo termine del sito web. E’ inoltre necessaria l’abilità di navigare tra i limiti e le difficoltà tipiche delle organizzazioni massimizzando i risultati nonostante la disponibilità di risorse limitate. Un sito web non allineato agli obiettivi di mercato e di business della propria organizzazione è destinato inevitabilmente al fallimento.

Una certa sovrapposizione tra obiettivi di Community e di Business potrà anche verificarsi spontaneamente ma un allineamento completo è molto difficile da ottenere. Il Web Strategist dovrà essere capace di ottenere e comprendere i requisiti di business dai vari portatori di interesse, siano essi dirigenti, sponsor, venditori o anche azionisti. E’ inoltre richiesta la comprensione del mercato, dei competitors e dell’ambiente esterno all’organizzazione, così come i milestones fondamentali da quest’ultima pianificati. Il Web strategist deve utilizzare i requisiti ottenuti per trasformarli nel business model del sito web articolandoli negli obiettivi specifici del sito web.

Skills: Marketing, advertising, media, management, misurazione, capacità di ricoprire il ruolo di evangelista dei new media e nuove tecnologie, gestione risorse, focus sugli obiettivi, sviluppo prodotto, gestione prodotto, diplomazia e capacità di essere politico nelle relazioni interne.

3) Tecnologia
Infine, lo Web Strategist deve comprendere il funzionamento e l’integrazione di ogni singola tecnologia utilizzata nei processi del sito web, deve conoscerne i punti di forza e di debolezza, il costo. La stessa conoscenza è necessaria per capire i ruoli delle persone coinvolte nella gestione del sito. Può facilmente accadere che limiti tecnici riducano la capacità di servire i bisogni della community e dell’azienda, è quindi fondamentale incorporare la comprensione della tecnologia nel bagaglio dello web strategist.

Skills: Sviluppo software, Web development, Web Architecture, Industry trend, capacità di sperimentare con le tecnologie web e comprenderne le potenziali applicazioni in ambito business

Impossibile padroneggiarle tutte? Sii pronto ad imparare e a delegare

E’ difficile che il web strategist sia capace di essere un vero maestro in tutte e tre le sfere delineate. Ciò che è veramente importante è quindi la capacità di apprendere e di delegare. Nella mia carriera, ho provato ad bilanciare le tre sefere (ex disegnatore di User Interfaces, Laurea in marketing, ed esperienza lavorativa in un gruppo di software engineering) ma tenere il passo con l’evoluzione della conoscenza ( e delle problematiche, ndt) in tutt’e tre le sfere è praticamente impossibile. Per questo diventano importanti due ulteriori capacità: 1) l’abilità di apprendere velocemente, estraendo valore, 2) l’abilità di individuare i talenti e delegare sul serio, il che richiede fiducia nelle capacità dell’altro.

Se hai altre competenze/capacità da suggerire lascia un commento.

Note:

Ho utilizzato questo concetto per la prima volta il 25 agosto 2006 e faccio ora le seguenti correzioni. Il concetto è stato ispirato principalmente dal suggerimento di Johnathan di guardare alla usersfera come a qualcosa di più grande rispetto alla sola customer base, grazie johnatan sei un eccellengte stratega. Inoltre, Robert mi ha suggerito di incorporare una rappresentazione visuale dei miei concetti, credo che sia stata una grande idea .

Risorse ulteriori

Questo post ti è sembrato interessante? Prova a leggere quelli taggati Web Strategy, o a guardare il Web Strategy Video Show.


venerdì 16 maggio 2008

Twitter diventa mainstream?

Businessweek pubblica oggi un articolo su Twitter, scritto sulla base di un sondaggio realizzato proprio via Twitter. Non sono mancate le critiche, in particolare relative a tecnologia e audience giudicate inaffidabili.

D'altra parte, l'impatto crescente nei comportamenti sociali delle persone maggiormente connesse, nelle attività di comunicazione, promozione e di Customer Management delle aziende e nella comunità degli sviluppatori sembra significare un futuro dove twitter e i suoi eventuali epigoni - alcuni nati anche in italia come beemood o meemi - avranno un posto significativo nella vita quotidiana delle persone e delle aziende.

Decisamente in tema il microcamp dedicato al microblogging che si tiene a Milano presso la School of Management del Politecnico il sabato 24 maggio (ci sono anch'io con un intervento).

Building a Brand that matters

Questa lezione sul branding viene dal CEO di Zappos, un e-tailer di scarpe attivo negli USA. E' particolarmente interessante e innovativo l'uso che il CEO sta facendo di Twitter, con una comunicazione continua, puntuale e bidirezionale.

Il microblogging si rivela qui più adatto del classico corporate blog alle esigenze di un CEO superimpegnato, che può così comunicare in prima persona senza l'intermediazione di assistenti e senza però dover lottare contro la sindrome da schermata vuota, tipica del blogging più tradizionale e articolato.

La presentazione non parla della policy relativa al microblogging ma dei valori e della vision alla base delle attività di Zappos. Enjoy.


sabato 10 maggio 2008

I social Media italiani al IwordCamp

Di ritorno dal Wordcamp Milano. Interessante ascoltare Matt Mullenweg che nonostante la giovane età mostra di avere oltre alle indiscutibili capacità tecniche, visione chiara, leadership e capacità organizzativa. Le presentazioni sono state rimandate al pomeriggio, slittate tutte di un’ora e mezzo, creando un po’ di confusione e qualche tensione nella sala con il proiettore. Ho sentito alcuni interventi tecnici per migliorare l'utilizzo di wordpress, così come quello di Sean Carlos su come ottimizzare WordPress per i motori di ricerca.

Io ho parlato dello sviluppo dei Social Media italiani e del loro business impact nei prossimi anni. E' stato un piacere ascoltare i commenti ed interagire con i presenti.


Come si vede dall'embedded l’intervento è su slideshare e posterò presto un commento al riguardo.

Il prossimo appuntamento è al microcamp Milanese del 24 maggio 08. Parlo di “Creare valore con il microblogging”.

lunedì 5 maggio 2008

Al Gore a Roma

L'ormai prossimo evento Incontra Al Gore, (che è socio fondatore di Current TV) ha sollevato alcune polemiche nella blogosfera circa la scarsa trasparenza nell'organizzazione dell'incontro, del coinvolgimento dei bloggers e della gestione delle domande. Una sintesi della questione viene proposta qui da Robin Good (UPDATE: e qui da Roberto Dadda), mentre la risposta di Tommaso Tessarolo - direttore di Current Italia - è qui.

Trovo che il diritto di Current/Sky di organizzare formalmente e in maniera strutturata la sessione di domande e risposte sia sacrosanto e non vada messo in discussione. La scelta di coinvolgere la blogosfera - o una parte di essa - nella formulazione delle domande da rivolgere ad Al Gore è eccellente, anche se il freezing preventivo delle domande mi lascia piuttosto perplesso e la scelta dei soliti noti non brilla certo per originalità.

L'execution dell'idea non è però stata del tutto impeccabile, probabilmente proprio a causa del tentativo di non scontentare la blogosfera (qui il post infastidito di Catepol all'invito), e in futuro una maggiore attenzione al modo in cui si coinvolgono i blogger potrà certamente giovare allo sviluppo della rete italiana, di Current e di Sky.

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Now playing: Rachelle Ferrel - Bye bye blackbird
via FoxyTunes

domenica 4 maggio 2008

Facebook, just for fun

Sarei tentato di commentare il ritiro di Microsoft dal deal con Yahoo, speculare sul nuovo assetto Yahoo/Google, sulle vicissitudini di Ballmer se veramente il deal va in fumo (e dopo windows vista). Ma dire qualcosa di originale sarebbe troppo difficile.

E allora segnalo invece questa statistica sulle applicazioni disponibili per Facebook, che del resto è alleato strategico di MS. Se ce ne fosse bisogno sottolineo che dominano quelle - spesso assai bizzarre - destinate pervalentemente al divertimento: dalla chat rilasciata pochi giorni fa ai vampiri, alle posizioni preferite, ai cavalieri di finti ordini medievali, etc.