sabato 5 gennaio 2008

Il non detto nel discorso del Presidente della Repubblica

Quello che non mi è piaciuto nel discorso di fine anno del Presidente Napolitano è soprattutto il non detto, che ha reso il suo discorso retorico e lontano dalle priorità del paese.

Napolitano non ha detto che la priorità numero uno è invertire il declino. Da almeno quindici anni cresciamo a ritmi inferiori al resto d’Europa e del mondo. Minore crescita vuol dire minori salari, minori investimenti in innovazione, produttività, formazione. Minore competitività. Minor ricchezza e famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese.

Non ha detto che il nostro sistema giudiziario è vergognosamente lento e inaffidabile. E che poco o nulla si sta facendo per migliorarlo. Questo significa attrarre meno investimenti dall’estero, minori garanzie per i cittadini comuni nella difesa dei propri diritti, più spazio per movimenti e pratiche illecite o ai limiti del lecito, dalla sicurezza sul lavoro a quella per le strade, dal falso in bilancio alla corruzione.

Non ha ricordato il tremendo costo dell’amministrazione pubblica a fronte dei pochi servizi, di bassa qualità, erogati da una macchina rigida e farraginosa, burocratica e lenta, incapace di ascoltare i cittadini. Significa di nuovo minore attrazione di investimenti esteri, maggiori difficoltà nello sviluppo, lentezze e costi di inefficienza ribaltati su imprese e cittadini, minore qualità della vita.

Ecco, avrei voluto che Napolitano non avesse parlato solo dei sintomi, ma avesse invece evidenziato le priorità per combatterli, per uscire da un declino sempre più negato e sempre più reale.

Un'altra occasione perduta.

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