giovedì 12 giugno 2008

Nuovo indirizzo

Il nuovo indirizzo di questo blog è blog.delbono.eu

Il nuovo feed è: http://feeds.feedburner.com/delbo

sabato 7 giugno 2008

Kotler, il marketing che cambia

Kotler al Politecnico di MilanoKotler tra una decina di giorni al Polimi, parla del marketing che cambia.

Martedì 17 giugno 2008, ore 13.00 - 18.00
Politecnico di Milano, Campus Bovisa
via Durando, 10 - Milano


Consulta il programma.

Partecipazione gratuita, previa iscrizione.

giovedì 5 giugno 2008

Sex and the City, la Ferrari del product placement

Il film, come era già successo alla serie, sta avendo un enorme successo. Carrie Bradshow e le quattro amiche di New York però, come nota ad esempio Michelle Nichols della Reuters sostengono anche una strepitosa piattaforma di product placement.

Carrie Bradshow in Sex and the City

Le scarpe Manolo, la vodka Skyy, Mercedes, Bag Borrow or Steal, Coty Fragrances, H.R Stern, Glacéau Vitaminwater sono sponsor del film e solo alcune tra le marche che hanno goduto di una presenza intradiegetica all'interno del film. I brand si sposano perfettamente con i valori e il tono della serie e del film e hanno quindi potuto godere di un elevatissimo ritorno in termini di immagine, proprio presso l'audience più coerente con la value proposition di ogni brand.

E' una triangolazione decisamente vincente tra produttori, sponsor e audience, aspettiamoci di ritrovarla sempre più spesso in futuro.

Obama. Politica è comunicare, è essere differenti

Barack Obama ha utilizzato la rete come nessun altro aveva mai fatto prima riuscendo a sconfiggere l' "eccezionale macchina organizzativa dei clinton" grazie anche e soprattutto all'appoggio di Internet e dei new media, investendo in rete quello che Hillary ha investito sui media tradizionali e viceversa.

Barack Obama.Image courtesy

Già solo con il suo modo di fare campagna Obama ha innovato i processi elettorali e portato real change nel modo di comunicare e partecipare alla politica. La lezione vale anche per i politici italiani: tra meno di un anno voteremo per le europee, vedremo chi saprà sfruttarla al meglio.

mercoledì 4 giugno 2008

CHANGE

Barack Obama
Image by Joe Crimmings, all rights reserved.

C'è un treno che parte alle 7.40

IL FATTACCIO

E’ appena stato pubblicato l'annual advertising expenditure survey dello IAB Europe per il 2007. I dati mostrano che la spesa complessiva in pubblicità online è cresciuta del 26% per un valore del mercato europeo di circa 14,7 Miliardi di Euro nel 2007.La quota 2007 dell’online adv sul totale del mercato pubblicitario è pari, secondo IAB Europe al 18% in Olanda, al 15,6% in Norvegia e solo al 6,7% in Italia.

Ecco il dettaglio by country:

IAB Forum europeo. L'online advertising in europa

Questi dati potrebbero inoltre essere fin troppo ottimisti per il nostro paese. Altri analisti hanno infatti recentemente valutato il peso dell’online ADV italiano pari al 3% (Nielsen Media) o addirittura al 1,8% (Datamonitor, anno di riferimento 2006). Un ulteriore inquadramento della posizione peculiare dell’Italia è dato dalla spesa pubblicitaria (online) per singolo utente, con la Norvegia che investe mediamente 133 euro contro gli 80 di media europea. E l'Italia? Con soli 37 euro di spesa per utente internet l’italia è all’ultimo posto tra i 14 paesi considerati.

E ALLORA?

Ma questo è un bene o un male per noi e per il paese? In generale la pubblicità online tende ad essere più contestualizzata e quindi più utile. Ma ciò che è più grave è che la posizione dell’italia sulla pubblicità online rispecchia in generale un sistema della comunicazione ancora ingessato dal duopolio televisivo, con il mercato televisivo che continua ad avere una concentrazione e un peso eccezionali rispetto agli altri media e al resto del mondo. E con la penetrazione della rete e del broadband inferiore alla media europea. Con l'alfabetizzazione informatica sotto la media europea. Con il numero di laureati e diplomati inferiore alla media europea.
Qualcosa sta cambiando, certo. Ma come vediamo il nostro cambiamento è ancora troppo lento, perdiamo il passo, le occasioni, il treno.

Speriamo che qualcuno ascolti lo sferragliare che si allontana e ci aiuti a salire sul prossimo treno europeo, prima che sia troppo tardi. Secondo te cosa si dovrebbe fare per non perdere anche il prossimo?

giovedì 29 maggio 2008

Sponsorizzami i tweet

In attesa di trovare il tempo per scrivere la seconda parte di Social Media sì, ma solo per pochi, ecco una novità negli utilizzi for profit di Twitter.

L'idea prende probabilmente le mosse dalla prima vendita mai avvenuta di un account twitter ad opera di Andrew Baron e dalle twitter-PR di Robert Scoble. Ian Schafer propone però qualcosa di diverso. Ian, Ceo di Deep Focus, offre in un'asta al rialzo la sponsorizzazione del proprio account Twitter.


L'asta parte da US$ 400 al mese con cui si ottengono:
- il cambio del background dell'account di schafer con uno brandizzato dallo sponsor
- il cambio della foto di schafer, che compare in ogni tweet e nelle timelines, con una immagine a scelta dello sponsor come ad esempio, ma non solo, il logo.

Proviamo ad analizzare la proposta dal punto di vista un po' becero del solo CPM. Considerando per prudenza le sole impression dovute ai tweets, e senza considerare gli effetti di segno opposto dell'aumento del prezzo d'asta e del numero di followers dovuto alla curiosità per l'asta, il CPM può essere così calcolato:

Costo Mese (US$): 400
Nr. tweets medio ultimi tre mesi: 282
Followers: 392
Nr. Impression mese: 110.544
CPM (US$): 3,6

Il costo sembra decisamente elevato se paragonato alla media CPM online segnalata ad esempio da Pubmatic nel mese di maggio 2008. Inoltre il modello di pricing per essere maggiormente affidabile dovrebbe fare riferimento ad un numero di tweets piuttosto che ad un periodo temporale.

Tuttavia il solo CPM mal si presta alla valutazione dell'idea, che è in ogni caso interessante. Schafer sta probabilmente generando un meritato WOM per sè stesso e per la sua azienda (ma in Italia non se ne parla ancora). Al di là del costo e delle modalità di pricing, facilmente modificabili, mi sembra molto interessante per il futuro la possibilità di individuare la coda lunga di microcomunità molto specifiche - un po' come succede con i blog e gli Adwords/Adsense - focalizzate sul tipo di persona seguita e ascoltata piuttosto che sui classici demographics o sui contenuti. Rispetto ai più tradizionali blog il flusso della conversazione è continuo, ed è inoltre possibile, per chi lo desidera, valutare ad uno ad uno i profili delle persone che stanno seguendo/seguiranno la conversazione, cosa pensano, chi seguono a loro volta, a cosa sono interessate. Una miniera di informazioni, oggi ancora difficili e costose da estrarre, ma domani?

Chi vivrà vedrà.

sabato 24 maggio 2008

Microblogging e creazione di valore. Problemi e approcci

Questo articolo è stato spostato su http://blog.delbono.eu/2008/06/creare-valore-con-il-microblogging/


martedì 20 maggio 2008

Social Media sì, ma solo per pochi? (1/2)

Quante volte hai sentito dire che i social media non sono adatti a tutte le aziende, ma solo a quelle avanzate, innovative, digitali? Oppure che non ci sono esempi di applicazione adatti alle realtà italiane? Alle PMI? Che "a parte gli AdWords di Google non c'è nulla di concreto"?

Proverò a dare una dimostrazione pratica di come i mutamenti in atto con i social media consentano già oggi, a tutte le aziende, di trovare opportunità di creazione di valore e miglioramento del vantaggio competitivo. Riprendo qui parte del mio intervento sul business impact dei Social Media in Italia.

Social media, una definizione

Anzitutto cosa sono i social media? Con social media definisco le varie attività che integrano tecnologia, strutture organizzative ad hoc e interazione sociale per la co-creazione di contenuti di vario tipo.

Ogni azienda può creare valore con i social media

Sento spesso dire da analisti e da responsabili del marketing e comunicazione, che i social media non sono adatti a tutte le aziende. Secondo molti, le aziende che lavorano in settori poco innovativi o con una maggiore propensione alla riservatezza non potrebbero avvantaggiarsi del web 2.0 e dei social media. Questa è a tutti gli effetti una grossa sciocchezza. Se è vero che non esistono soluzioni preconfezionate valide per tutti è pur vero che è possibile applicare i concetti – e le tecnologie – dei social media ad un numero così elevato di problemi ed aziende da rendere estremamente difficile, se non impossibile, l’individuazione di una azienda che sia aprioristicamente esclusa dalle nuove opportunità della wikinomics.

Social media e creazione del valore

Un errore che acceca letteralmente la visione dei commentatori e degli analisti è pensare che i social media possano essere utilizzati solo nei processi di Marketing e Sales. Per renderci conto dell'equivoco proviamo a ragionare sul modo in cui le aziende creano valore. Una rappresentazione che può fare al caso nostro è quella della value chain di Michael Porter. In figura è visibile una value chain ipotetica di un’ipotetica azienda che proveremo a ripercorrere per capire come i social media possano facilitare lo svolgimento dei processi descritti dalla catena del valore.

Catena del valore

Consideriamo ora, ad esempio, l’americana DELL. DELL è stata una delle prime aziende al mondo ad integrare le tecnologie internet nelle proprie operations e nella propria supply chain grazie a un configuratore che fornisce ai propri utenti la possibilità di co-creare ed assemblare su misura il prodotto che desiderano direttamente via web (esattamente come nella nostra definizione di Social Media iniziale).

La co-creazione del prodotto insieme al cliente stesso determina una maggiore soddisfazione del cliente ed anche la possibilità di limitare gli investimenti in capitale circolante, che sono per Dell costantemente inferiori rispetto ai competitors portandola ad essere da anni, e nel momento in cui scrivo, il leader di settore per redditività dell’Equity. La supply chain è integrata con i fornitori , i quali a loro volta possono così giocare un ruolo importante nel vantaggio competitivo di DELL, che gode così di tempi (e costi) di produzione/assemblaggio/consegna estremamente ridotti.

Linux, e in generale la creazione di software open-source, sono ulteriori eccellenti esempi di come le operations di un'organizzazione possano configurarsi intorno ai social media co-creando i propri prodotti insieme alla rete di persone interessate a dare, dal basso, il proprio contributo.

Viralità nella diffusione della comunicazione nei social networks e word of mouth positivo e negativo hanno già da tempo impatti rilevantissimi sulle aziende e sul successo o fallimento commerciale di prodotti e servizi e sui processi di marketing, vendita e assistenza post-vendita. E’ ben noto ad esempio il caso negativo di Intel alimentato dallo scontento per l’errore generato dal processore nei calcoli in virgola mobile ma anche da una errata gestione della relazione postvendita con gli utenti che lamentavano l'esistenza di un difetto nel processore. Oggi le piattaforme collaborative sono utilizzate ad esempio nella forma di user forum presidiati da aziende e power users per accumulare conoscenza sulle modalità d’utilizzo dei prodotti in circolazione e per indirizzare gli utenti con problemi di natura tecnica verso una prima, spesso già esauriente, risposta. O per ricevere in maniera automatica feedback dettagliati sui malfunzionamenti di un prodotto.

Una pellicola come The Blair Witch Project ha saputo sfruttare la voglia di connessione latente nei social networks creando una diffusione virale che ha consentito di promuovere a costi bassissimi un film poi divenuto di enorme successo. Non è un caso che può riguardare la tua azienda? Piattaforme collaborative come l’italiana ZOOPA consentono ad aziende di ogni dimensione di lanciare campagne di comunicazione “pubbliche” dove i concorrenti stessi commentano, giudicano e votano i lavori dei partecipanti. Naturalmente a costi abbordabili anche per una piccola azienda. Tra i primi clienti ci sono Enel, Azprom, KitKat, Lastminute.com, Invicta, TomTom.

Nel momento in cui scrivo sono probabilmente migliaia le piccole aziende italiane che utilizzano il social network di ebay per promuovere e vendere i propri prodotti sul territorio nazionale, europeo, mondiale. Nel farlo possono sfruttare un brand, quello di ebay, un canale già conosciuto e frequentato dagli utenti e un sistema di ranking che consente letteralmente di capitalizzare la soddisfazione dei clienti serviti, monetizzandola nella propria presentazione come garanzia di qualità.

L'ufficio del primo ministro britannico Gordon Brown, utilizza il social network di Twitter per comunicare le attività del cancelliere. Lo stesso canale è utilizzato da SkyTv per comunicare gratuitamente le news del TG, gli aggiornamenti della guida programmi (altrimenti a pagamento) e per stuzzicare, comunicare, incuriosire l'audience di alcuni canali/serial tra cui Quo Vadis Baby. Il CEO di Zappos, e-tailer di scarpe americano usa ancora Twitter per interagire in prima persona con i propri dipendenti e con i potenziali clienti, raccontando giorno per giorno le attività sue e dell'azienda.

Infine, come già accennato, gli ADwords di Google sono un ulteriore esempio della creazione di un network sulla base della produzione collettiva di contenuti. Di certo il modello di business è
difficilmente imitabile - ecco però un recente esempio italiano evoluto e differenziato a partire dallo stesso concetto: il circuito metafora di Apogeonline - ma molto facilmente utilizzabile da parte di qualsiasi organizzazione per la promozione di prodotti, servizi, eventi, brand.


Continua tra qualche giorno nel prossimo post. Se lo desideri aggiungi liberamente nuovi casi, considerazioni, o punti di vista nei commenti a questo post.

lunedì 19 maggio 2008

[Comunicazione] Nooo, un'altra volta...



Veramente gustoso.

Via

domenica 18 maggio 2008

Strategia Web:le tre sfere della Web Strategy e le competenze necessarie


Articolo originale in inglese di Jeremiah Owyang

La Strategia Web deve bilanciare tutt’e tre le aree indicate dalle sfere

Cos’è una strategia web? E’ il bilanciamento di tre distinte dimensioni rilevanti per pianificare in maniera efficace una presenza Web nel lungo periodo. La figura che ne è responsabile è un’ibridazione di più ruoli e può emergere potenzialmente da una qualsiasi delle tre dimensioni indicate in figura. Il Web Strategist è responsabile della pianificazione di lungo termine e del decision making del sito web, ma deve bilanciare tutt’e tre le seguenti sfere/dimensioni:

1) Community (Users)
Il web strategist deve comprendere (con l’utilizzo di una varietà di tecniche) ciò che gli utenti vogliono. E’ il processo comunemente definito come User Experience research che crea e plasma un “modello mentale”.

Skills: User Experience (UX), usabilità, information architecture, competenze di social media, customer support, community marketing, marketing, marketing di prodotto, capacità di ascolto e di mostrare empatia verso gli altri.

2) Business
La sfera business richiede che lo stratega sia in grado di capire gli obiettivi di lungo termine del sito web. E’ inoltre necessaria l’abilità di navigare tra i limiti e le difficoltà tipiche delle organizzazioni massimizzando i risultati nonostante la disponibilità di risorse limitate. Un sito web non allineato agli obiettivi di mercato e di business della propria organizzazione è destinato inevitabilmente al fallimento.

Una certa sovrapposizione tra obiettivi di Community e di Business potrà anche verificarsi spontaneamente ma un allineamento completo è molto difficile da ottenere. Il Web Strategist dovrà essere capace di ottenere e comprendere i requisiti di business dai vari portatori di interesse, siano essi dirigenti, sponsor, venditori o anche azionisti. E’ inoltre richiesta la comprensione del mercato, dei competitors e dell’ambiente esterno all’organizzazione, così come i milestones fondamentali da quest’ultima pianificati. Il Web strategist deve utilizzare i requisiti ottenuti per trasformarli nel business model del sito web articolandoli negli obiettivi specifici del sito web.

Skills: Marketing, advertising, media, management, misurazione, capacità di ricoprire il ruolo di evangelista dei new media e nuove tecnologie, gestione risorse, focus sugli obiettivi, sviluppo prodotto, gestione prodotto, diplomazia e capacità di essere politico nelle relazioni interne.

3) Tecnologia
Infine, lo Web Strategist deve comprendere il funzionamento e l’integrazione di ogni singola tecnologia utilizzata nei processi del sito web, deve conoscerne i punti di forza e di debolezza, il costo. La stessa conoscenza è necessaria per capire i ruoli delle persone coinvolte nella gestione del sito. Può facilmente accadere che limiti tecnici riducano la capacità di servire i bisogni della community e dell’azienda, è quindi fondamentale incorporare la comprensione della tecnologia nel bagaglio dello web strategist.

Skills: Sviluppo software, Web development, Web Architecture, Industry trend, capacità di sperimentare con le tecnologie web e comprenderne le potenziali applicazioni in ambito business

Impossibile padroneggiarle tutte? Sii pronto ad imparare e a delegare

E’ difficile che il web strategist sia capace di essere un vero maestro in tutte e tre le sfere delineate. Ciò che è veramente importante è quindi la capacità di apprendere e di delegare. Nella mia carriera, ho provato ad bilanciare le tre sefere (ex disegnatore di User Interfaces, Laurea in marketing, ed esperienza lavorativa in un gruppo di software engineering) ma tenere il passo con l’evoluzione della conoscenza ( e delle problematiche, ndt) in tutt’e tre le sfere è praticamente impossibile. Per questo diventano importanti due ulteriori capacità: 1) l’abilità di apprendere velocemente, estraendo valore, 2) l’abilità di individuare i talenti e delegare sul serio, il che richiede fiducia nelle capacità dell’altro.

Se hai altre competenze/capacità da suggerire lascia un commento.

Note:

Ho utilizzato questo concetto per la prima volta il 25 agosto 2006 e faccio ora le seguenti correzioni. Il concetto è stato ispirato principalmente dal suggerimento di Johnathan di guardare alla usersfera come a qualcosa di più grande rispetto alla sola customer base, grazie johnatan sei un eccellengte stratega. Inoltre, Robert mi ha suggerito di incorporare una rappresentazione visuale dei miei concetti, credo che sia stata una grande idea .

Risorse ulteriori

Questo post ti è sembrato interessante? Prova a leggere quelli taggati Web Strategy, o a guardare il Web Strategy Video Show.


venerdì 16 maggio 2008

Twitter diventa mainstream?

Businessweek pubblica oggi un articolo su Twitter, scritto sulla base di un sondaggio realizzato proprio via Twitter. Non sono mancate le critiche, in particolare relative a tecnologia e audience giudicate inaffidabili.

D'altra parte, l'impatto crescente nei comportamenti sociali delle persone maggiormente connesse, nelle attività di comunicazione, promozione e di Customer Management delle aziende e nella comunità degli sviluppatori sembra significare un futuro dove twitter e i suoi eventuali epigoni - alcuni nati anche in italia come beemood o meemi - avranno un posto significativo nella vita quotidiana delle persone e delle aziende.

Decisamente in tema il microcamp dedicato al microblogging che si tiene a Milano presso la School of Management del Politecnico il sabato 24 maggio (ci sono anch'io con un intervento).

Building a Brand that matters

Questa lezione sul branding viene dal CEO di Zappos, un e-tailer di scarpe attivo negli USA. E' particolarmente interessante e innovativo l'uso che il CEO sta facendo di Twitter, con una comunicazione continua, puntuale e bidirezionale.

Il microblogging si rivela qui più adatto del classico corporate blog alle esigenze di un CEO superimpegnato, che può così comunicare in prima persona senza l'intermediazione di assistenti e senza però dover lottare contro la sindrome da schermata vuota, tipica del blogging più tradizionale e articolato.

La presentazione non parla della policy relativa al microblogging ma dei valori e della vision alla base delle attività di Zappos. Enjoy.


sabato 10 maggio 2008

I social Media italiani al IwordCamp

Di ritorno dal Wordcamp Milano. Interessante ascoltare Matt Mullenweg che nonostante la giovane età mostra di avere oltre alle indiscutibili capacità tecniche, visione chiara, leadership e capacità organizzativa. Le presentazioni sono state rimandate al pomeriggio, slittate tutte di un’ora e mezzo, creando un po’ di confusione e qualche tensione nella sala con il proiettore. Ho sentito alcuni interventi tecnici per migliorare l'utilizzo di wordpress, così come quello di Sean Carlos su come ottimizzare WordPress per i motori di ricerca.

Io ho parlato dello sviluppo dei Social Media italiani e del loro business impact nei prossimi anni. E' stato un piacere ascoltare i commenti ed interagire con i presenti.


Come si vede dall'embedded l’intervento è su slideshare e posterò presto un commento al riguardo.

Il prossimo appuntamento è al microcamp Milanese del 24 maggio 08. Parlo di “Creare valore con il microblogging”.

lunedì 5 maggio 2008

Al Gore a Roma

L'ormai prossimo evento Incontra Al Gore, (che è socio fondatore di Current TV) ha sollevato alcune polemiche nella blogosfera circa la scarsa trasparenza nell'organizzazione dell'incontro, del coinvolgimento dei bloggers e della gestione delle domande. Una sintesi della questione viene proposta qui da Robin Good (UPDATE: e qui da Roberto Dadda), mentre la risposta di Tommaso Tessarolo - direttore di Current Italia - è qui.

Trovo che il diritto di Current/Sky di organizzare formalmente e in maniera strutturata la sessione di domande e risposte sia sacrosanto e non vada messo in discussione. La scelta di coinvolgere la blogosfera - o una parte di essa - nella formulazione delle domande da rivolgere ad Al Gore è eccellente, anche se il freezing preventivo delle domande mi lascia piuttosto perplesso e la scelta dei soliti noti non brilla certo per originalità.

L'execution dell'idea non è però stata del tutto impeccabile, probabilmente proprio a causa del tentativo di non scontentare la blogosfera (qui il post infastidito di Catepol all'invito), e in futuro una maggiore attenzione al modo in cui si coinvolgono i blogger potrà certamente giovare allo sviluppo della rete italiana, di Current e di Sky.

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Now playing: Rachelle Ferrel - Bye bye blackbird
via FoxyTunes

domenica 4 maggio 2008

Facebook, just for fun

Sarei tentato di commentare il ritiro di Microsoft dal deal con Yahoo, speculare sul nuovo assetto Yahoo/Google, sulle vicissitudini di Ballmer se veramente il deal va in fumo (e dopo windows vista). Ma dire qualcosa di originale sarebbe troppo difficile.

E allora segnalo invece questa statistica sulle applicazioni disponibili per Facebook, che del resto è alleato strategico di MS. Se ce ne fosse bisogno sottolineo che dominano quelle - spesso assai bizzarre - destinate pervalentemente al divertimento: dalla chat rilasciata pochi giorni fa ai vampiri, alle posizioni preferite, ai cavalieri di finti ordini medievali, etc.

mercoledì 30 aprile 2008

Microcamp

Segnalo al volo Microcamp, il Barcamp milanese dedicato al Microblogging del 24 maggio. Prossimamente ulteriori dettagli.

UPDATE: ecco il nuovo logo del microcamp:


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Now playing: Chick Corea - Pannonica
via FoxyTunes

martedì 29 aprile 2008

First European Wordcamp








Il 10 maggio sono al 1st European Wordcamp e primo Iwordcamp all'Old fashion Cafè di Milano.
E' il mio primo barcamp e mi sono appena reso conto che da regole del barcamp devo portare una presentazione.

Proverò a ragionare un po' sull'evoluzione del Web collaborativo.

mercoledì 23 aprile 2008

[e(o)rrori di comunicazione] - I tuoi messaggi privati uncovered

Orli Yakuel (650 followers su twitter) ha trovato tutti i suoi Twits privati esposti nella timeline pubblica.

Inizialmente ha cercato di cancellarli uno per uno ma alla fine ha deciso di eliminare l'intero account (era questo: Orli ). Tra gli utenti twitter che l'hanno avvisata del problema almeno uno ha dichiarato che la stessa cosa era accaduta anche a lui.

Ora, è pur vero che tutti amiamo twitter ma la mia impressione è che tra downtime, messaggi che si perdono, vulnerabilità varie e privacy-horror come questo di orli yakuel, A San Francisco stiano cominciando a tirare un po' troppo la corda. E a lasciare spazio ai competitors...

Via

lunedì 21 aprile 2008

[e(o)rrori di comunicazione] - Prolunga la tua note






Questo boxettino compare oggi nel mio profilo Facebook, con il Claim "Prolunga la tua note".
Un prodotto per musicisti virtuosi e poco consapevoli dell'uso del plurale? Un servizio per scrittori che non vogliono perdersi nessuna idea dal loro flusso di coscienza e desiderano più spazio per prendere appunti? Sembra invece trattarsi di un'applicazione Facebook sviluppata per pubblicizzare l'energy drink di coca cola "Burn" ed affidata ad una agenzia un po' distratta...

[Usare Twitter] - perdere tempo

Twitterhearth è un mash-up che consente di vedere twits geolocati pescati a caso in tutto il mondo. Rispetto alla Everyone-timeline originale di twitter presenta in più la geolocalizzazione evidenziata graficamente dei twits. Rispetto a Twittervision è tridimensionale e mostra anche il giorno e la notte sul globo. Sembra un ottimo modo di perdere tempo ripassando un po' di geografia.

Via

mercoledì 16 aprile 2008

[Usare Twitter] - salvarsi dalla polizia egiziana

Ci sono tanti modi di usare Twitter. Uno completamente nuovo è quello inventato da James Karl Buck, studente della Berkeley University (CA, US) arrestato in Egitto per aver fotografato una dimostrazione. Non avendo il permesso di telefonare, è però riuscito a inviare un SMS con scritto *ARRESTED* alla sua rete Twitter da cui è partita una segnalazione all'ambasciata americana.

Grazie all'intervento dell'ambasciata e della twitter-net , è potuto uscire di prigione il giorno successivo.

venerdì 11 aprile 2008

Andiamo a votare

Domani domenica 13 e lunedì 14 (solo fino alle 12?) si vota. E' l'unica cosa che possiamo fare per cambiare quest'italia sempre più voltata all'indietro, ignorante, arruffona, mafiosa. Votiamo. E se poi votiamo per il cambiamento e la modernità ancora meglio...

martedì 8 aprile 2008

[Usare twitter] - arriva anche il Primo Ministro UK

Ero quasi tentato di scrivere un post sul caso Luciani ma mi sembra che se ne sia parlato fin troppo. E allora preferisco sottolineare, sull'onda della crescente twitter-mania che ha coinvolto anche l'ufficio del Primo Ministro inglese - Downing Street 10 - , un utile post che elenca i numerosi servizi disponibili per utilizzare, integrare, interagire con twitter.

Un consiglio e una preghiera: non fate come quell'assessore, che, recentemente dotato di account twitter, durante le riunioni del consiglio comunale cui partecipava dietro compenso non faceva altro che postare twit del tipo "che palle, non so se sopravvivo alla noia di questa riunione..."

venerdì 4 aprile 2008

I have a dream



Marthin Luther King (15 gennaio 1929- 4 aprile 1968)
...

I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal."

I have a dream that one day on the red hills of Georgia, the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at the table of brotherhood.

I have a dream that one day even the state of Mississippi, a state sweltering with the heat of injustice, sweltering with the heat of oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice.

I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.

I have a dream today!

...

mercoledì 2 aprile 2008

Facebook, the door of Lust

La faccia scura del Postmodernismo

E' stato detto che il postmodernismo è l'integrazione di arcaismo e modernità.

Non c'è forse esempio più tragicamente calzante, anche se piuttosto strano e quasi incredibile per noi occidentali, dell'utilizzo di Facebook da parte delle donne nei paesi più integralisti. In Arabia Saudita le donne utilizzano Facebook per parlare con altri uomini (pratica a loro vietata) o, in alcuni casi, avere storie d'amore a distanza senza potersi mai incontrare.

Un importante predicatore saudita ha quindi dichiarato che il sito di Facebook è la porta della lussuria. Forse è anche per questo che in Arabia una giovane donna è stata prima picchiata e poi uccisa a colpi di pistola dal padre per aver parlato su facebook con uno sconosciuto.

Arcaismo, modernità e tragedia.

giovedì 27 marzo 2008

I got a crush on Ualter

Forti dell'onda viral-crossmediatica che circonda le elezioni USA, anche i nostri politici - e/o i loro fanattivisti - certamente ispirati dalle gesta di obama girl e SuperObama Girl hanno musicato il loro amore per i rispettivi leader.

Le crush song dedicate a Veltroni e Berlusconi

Ecco la crush song [UPDATE: la canzone, forse a causa delle critiche suscitate o per diritti d'autore non pagati, è stata"ritirata" e non è più pubblicamente visibile. Una copia ancora dimenticata su youtube nel momento in cui scrivo è qui . ] dedicata a Veltroni. La base è il cult anni 80 YMCA dei Village People , mentre il tono è (vuole essere) energetico, ironico divertente e coinvolgente. Il testo lancia lo slogan "I'm PD" ripercorre le priorità del programma veltroniano, i salari, equità e giustizia, il cambiamento. La canzone sembra essere una iniziativa autonoma lanciata da uno dei comitati di base del PD, svincolata dal programma di comunicazione ufficiale.

Ed ecco quella dedicata a Berlusconi che data già un paio di mesi di vita. Qui musica e parole sembrano composte appositamente per la ghiotta occasione e si inseriscono in un programma di comunicazione più articolato (che include un sito per il merchandising e la vendita di gadget e magliette pro Silvio). Il tono è decisamente nazional-popolare sin dal titolo "Meno male che silvio c'è" e addirittura agiografico, la musica si ricollega esplicitamente alla tradizione cutugnesca che tanto seguito sembra avere nel nostro paese. L'iniziativa sembra essere gestita da una società di comunicazione.

Le profezie inquietanti di Bennato

Singolare che nè la blogosfera nè tantomeno l'informazione tradizionale abbiano sinora colto l'assonanza (o si tratta di raffinata e ironica citazione?) di titolo e contenuti di Meno male che Silvio c'è con "Meno male che adesso non c'è Nerone" brano da uno dei primi LP di Edoardo Bennato, di cui riportiamo un estratto del testo, che sembra assumere una inquietante luce profetica:
...
Lui comandava sopra il mondo intero,
teneva tutti sotto la sua mano
la storia dice forse è verità
che alla fine incendiò la città...

Meno male....
Ed alle feste che organizzava
c'era il bel mondo ed anche lui suonava
gli altri all'aperto senza protestare
se no aumentava le tasse da pagare....

Meno male...
Però in fondo ci sapeva fare
e per distrarli dalle cose serie
ogni domenica li mandava in ferie
tutti allo stadio a farli divertire...

martedì 25 marzo 2008

Gullible

Gullible significa credulone, facilmente ingannabile. La rete è spesso culla di posizioni totalmente acritiche e fonte di notizie false o errate, alcune arrivate anche in Parlamento come la poesia letta pubblicamente da Mastella per ufficializzare la recente crisi di governo e da lui erroneamente attribuita a Neruda (bufala che girava da tempo in rete), mentre era opera di una pubblicitaria portoghese.

Tra i finalisti dei 2007 video awards di youtube ecco proprio dalla rete gli anticorpi alla gullibleness: un'esortazione appassionata - proveniente da una sosia ringiovanita di Sara Sidle (CSI-Las Vegas) - ad esercitare il proprio spirito critico, sempre e comunque. Fa piacere rendersi conto che non è un problema solo italiano, ma proviamo a ricordarcene quando sceglieremo per chi votare fra pochi giorni. Check your facts, please.

sabato 15 marzo 2008

Mucche viola e marketing non convenzionale

Dal Brand-DNA al Viral-DNA

Molti manager e studiosi di marketing hanno letto libri di successo sul nuovo marketing come Crossing the chasm, The tipping point, Unleashing the ideavirus. Le conclusioni più comuni cui giungono alla fine della lettura è:

  • queste idee sono basate su dei trucchi, che funzionano solo occasionalmente;
  • gli approcci non convenzionali per la comunicazione dei prodotti e servizi sono solidi e concreti e danno risultati stabilmente

Secondo Seth Godin entrambe le conclusioni sono scorrette. E’ vero che occasionalmente idee e prodotti si diffondono viralmente in maniera totalmente casuale (come è successo con la macarena!). Ma è anche vero che nell’età post-industriale la comunicazione non consiste più nel rendere sexy e attraente il prodotto, ma nel progettarlo affinché sia sexy ed attraente fin dal primo momento, in modo che la gente possa appassionarsene, ne parli e ne racconti.

Età pre-industriale

Età post-industriale

Prodotti medi (mediocri)

Prodotti di valore

Pubblicità su mercati di massa

Comunicazione verso gli early adopter

Paura del fallimento

Paura di aver paura

Cicli di vita lunghi

Cicli di vita brevi

Piccoli cambiamenti

Grandi cambiamenti

E’ quella che ninjamarketing definisce come il passaggio da brand-DNA a viral-DNA e che viene riassunta in “Progetta la natura virale del tuo brand, prima di ogni cosa”. I prodotti progettati fin dall’inizio con l’idea del crossing the chasm tra early adopter ed early majority hanno molte più probabilità di successo rispetto ai prodotti/servizi che non incorporano questa attenzione.

Godin propone di anticipare nella progettazione del DNA-virale, la Purple cow nel linguaggio di Godin, gli investimenti miliardari tradizionalmente allocati in pubblicità con il marketing old-style e che già vengono sono sempre più allocati in fallimenti di prodotto.

Questo vuol dire che la pubblicità tradizionale non funziona più? Non è così, la pubblicità tradizionale funziona. Ma funziona sempre meno e in maniera sempre meno cost-effective. E’ come un uragano che spazza un’area in maniera indiscriminata, toccando in maniera uguale tutto e tutti. E come le persone hanno imparato a proteggersi dall’uragano, i consumatori hanno imparato ad ascoltare sempre meno la voce della pubblicità

Starbucks, Wendy, HBO, Ducati, Google, Vanguard non hanno investito miliardi in pubblicità televisiva. Hanno invece scelto i consumatori più profittevoli e hanno proposto loro la migliore offerta possibile. Nei mercati ipercompetitivi, post-moderni e post-industriali sempre più attenzione andrà quindi riposta nel progettare prodotti e servizi così interessanti che il mercato avrà la volontà di ascoltare quel che abbiamo da dirgli senza bisogno di urlare la nostra proposta come un uragano.

Per tutti gli altri, la voce prepotente dello spot televisivo assomiglierà sempre più ad un assordante silenzio.


Seth Godin. The Purple Cow, Transform your business by being remarkable.

sabato 8 marzo 2008

Wikinomics

Cos’è la Wikinomics? La wikinomics è l’arte e la scienza della nuova collaborazione applicata all'economia o alla politica.

Pubblicato nel novembre 2006 e basato su una ricerca del costo di 9Milioni US$ gestita da uno dei due autori - Don Tapscott - Wikinomics esplora l’emergente utilizzo di modelli di produzione peer-based e il loro sfruttamento da parte delle aziende del 21mo secolo per avere successo ed essere maggiormente competitive in un’economia sempre più globalizzata, caratterizzata da mercati maturi, eccesso d’offerta e consumatori postmoderni.

Alle radici della trasformazione in atto sono i profondi cambiamenti supportati dalla globalizzazione e dallo sviluppo della tecnologia dell’informazione che hanno favorito la nascita di modelli di produzione basati sulla collaborazione e la co-creazione di valore tra consumatore e produttore e sull’auto-organizzazione più che sulle strutture gerarchiche. Se è vero che lo spostamento verso i nuovi modelli della partecipazione e della collaborazione presenta sia opportunità che minacce per gli operatori economici, la tesi di Tapscott/Williams è che le prime siano grandemente maggiori delle seconde. Per avere successo nel cogliere queste enormi opportunità è necessario pensare ed agire in modo differente facendo leva sulla collaborazione tra pari, sull’apertura, sulla dimensione globale.

Una convinzione diffusa è che questo approccio sia adatto solo alle imprese della - un tempo detta - new economy, o dei servizi. E’ quindi particolarmente interessante uno dei primi casi proposti dai due autori in cui i principi della wikinomics sono adottati con successo in un’industria particolarmente pesante e old-styled come l’industra estrattiva. L’adozione dei principi della W. ha consentito di portare alla luce capacità mai viste nell’industria e l’accorciamento dai due ai tre anni del time to market nella ricerca ed esplorazione di nuovi filoni auriferi grazie all’innovativo approccio open source adottato.

Nel secolo passato la collaborazione esisteva principalmente su piccola scala, tra amici e parenti o eccezionalmente su scala più ampia per difendere principi fondamentali come la democrazia, la pace, etc. La partecipazione della maggior parte dei cittadini nell’economia e nella politica era essenzialmente marginale. La novità è che nel 21mo secolo milioni di persone prendono parte volontariamente ad organizzazioni capaci di rivaleggiare con le maggiori società globali nella produzione di beni e servizi innovativi secondo i principi della peer production (mass collaboration). Tra gli esempi più eclatanti wikipedia, myspace, linux, youtube, facebook che fanno da apripista al nuovo modo di produrre contenuti, prodotti e valore

Wikinomics: opportunità e minacce

Non sono solo rose. Se è vero che scienziati e artisti oggi concorrono con grande facilità nella co-creazione di nuovi prodotti e contenuti condivisi, è però anche vero che il mondo reso più piccolo e globale dalle nuove tecnologie pone nuove minacce. Ad esempio criminali e terroristi possono usare Internet per comunicare, organizzarsi, coordinarsi più facilmente rispetto al passato su scala internazionale. Le nuove comunità collaborative come Flickr e Wikipedia possono, secondo alcuni (ad esempio Jaron Lanier, nella foto) , soffocare le voci più ispirate e innovative all’interno di una mediocrità di massa che finisce per incarnare una sorta di maoismo digitale con l’utilizzo di un unico canale, l’Internet, per veicolare la conoscenza collettiva trasformandola così in una sorta di idiozia collettiva, così come era stato fatto da dittatori come Stalin e Pol Pot. Secondo altri anche autorevoli esponenti della comunità imprenditoriale mondiale la creazione di un corpus di conoscenza vastamente accessibile gratuitamente agisce come disincentivo alla produzione di contenuti di livello professionale, e i suoi propugnatori sono “some new modern-day sort of communists who want to get rid of the incentive for musicians and moviemakers and software makers under various guises”.

In realtà, le organizzazioni abituate a produrre contenuti professionali si trovano a competere con nuovi entranti poco conosciuti e in rapida crescita ed evoluzione. Le opportunità offerte dai nuovi modelli produttivi social-based sono largamente maggiori dei pericoli prospettati e la nuova produzione di contenuti è totalmente antitetica rispetto alla dittatura comunista stigmatizzata da Gates e Lanier, consentendo a milioni di persone una partecipazione attiva e volontaria all’economia del proprio paese. La wikinomics mette a disposizione dei manager nuovi modi di creare valore, stimolare la crescita e l’innovazione. Il nuovo patrimonio digitale comune collega già oggi milioni di persone ed oggetti supportando la creazione di nuovi servizi, nuovi modelli di business nuove, comunità, nuove società e nuovi milionari. Siano il coordinamento della supply chain in Dell, gli utili prodotti da Amazon, la capitalizzazione di borsa di google, i frutti della ricerca sul genoma umano, la democrazia collaborativa di wikidemocracy o il cash flow di Goldcorp il valore, enorme, già creato dalla wikinomics è già tangibile e is here to stay. E tuttavia rappresenta solo l’inizio. Il secolo in cui viviamo sarà protagonista di una sempre maggiore pervasività dei principi della wikinomics nell’ambito dell’economia globale.

La capacità di padroneggiarli e sfuttarli è già oggi una delle competenze fondamentali del manager di questo millennio. Per tutti gli altri resta solo la possibilità di vedere il futuro allontanarsi sempre più, come una nave traghetto che porta lontano da noi i nostri cari mentre noi restiamo in città, a lavorare in un archivio sempre più polveroso.

mercoledì 27 febbraio 2008

Storia del jazz


Ti piace il jazz e vorresti saperne e capirne di più? Ecco come Herbie Hancok, uno dei più grandi musicisti viventi - e occasionalmente vincitore del grammy 2008 per il miglior album- te ne racconta la storia, naturalmente online. Oltre alla lezione segnalata sono disponibili tutta una serie di approfondimenti sul jazz.

lunedì 18 febbraio 2008

Marketing Strategy e buzz

Al recente spreadtheword ho notato una certa difficoltà ad inquadrare in un contesto strategico i modelli che venivano proposti, tra cui quello dell’interessante BlogMeter. Colgo allora l’occasione della risposta a Sacha Monatti, che ho anche scoperto essere un ex-collega, per una breve riflessione sul significato strategico di digital media, blog, viral, metriche, community. Credo che la passione che caratterizza gli operatori del web 2.0 possa a volte far dimenticare che tutti questi sono mezzi e tecniche a disposizione delle organizzazioni per realizzare le proprie strategie e non rappresentano dei fini a sé stanti.

Con Sacha si è parlato di buzz e passaparola e dunque mi concentrerò brevemente su questi aspetti, ma le considerazioni svolte possono facilmente essere estese ad altri ambiti del marketing digitale e non convenzionale. Qual è allora il potenziale impatto del buzz sulle strategie di marketing? Le strategie possono essere infinite, ma ruoteranno sempre attorno ad alcuni temi: vendite e quota di mercato,innovazione, customer management, pricing, loyalty e customer satisfaction, time to market, posizionamento, branding. Il buzz è in grado di supportare l’innovazione ad esempio impiegandolo nel lancio di un nuovo prodotto? Può essere usato per aumentare le vendite? Per aumentare il valore di un brand? Per creare l’aspettativa di un evento di PR? Per aumentare la fedeltà dei clienti? Per creare un brand di culto? E qual è stato il ruolo della misurazione in questo contesto? Ha aiutato a fasare lo sforzo? A misurare i risultati a posteriori? A garantire le risorse necessarie comprovandone l'impatto sugli obiettivi? Ad anticipare, o svelare un cambiamento nelle attitudini dei consumatori?

La migliore presentazione di un servizio come BlogMeter mi sembra che passi semplicamente attraverso la risposta a queste domande.C’è quindi mi sembra l’opportunità per presentare un servizio a forte valenza tecnica – la misurazione del buzz – inquadrandolo nei bisogni e nel punto di vista del mercato di riferimento semplicemente enfatizzandone l’uso in contesti reali più vicini e più pressanti per chi questi strumenti li potrebbe o potrà usare.

Spread The Word: recensione lampo

Sono arrivato con 10 min. di ritardo a Spread the word, tutti i posti erano già occupati. In prima fila c'era una poltrona piena solo di cappottaglia varia, ho chiesto se era libera e ho ricevuto in cambio:
- un sorriso e un civile "certo" dalla persona di destra
- uno sguardo scocciatissimo, sbuffi e una lentezza esasperante nel togliere a uno a uno la borsa, il cappotto, il PC, ammenicoli vari dalla persona di sinistra che mi pare essere un docente IT del politecnico e che lanciava in continuazione sorrisi e sguardi d'intesa a Mafe.

L'incontro è stato abbastanza interessante. Un appunto alla moderazione che, forse spinta dal poco tempo a disposizione, è stata pressante e poco 2.0, con scarso spazio lasciato alla sala. Mi sono piaciuti in particolare i modelli di advertising user centered bootb e zooppa, più innovativo e 2.0 quest'ultimo, più business focused il primo. Interessante anche la proposta di blogmeter, cui consiglio di evidenziare maggiormente il possibile legame della loro attività con le strategie aziendali.

Mi dispiace non essere riuscito a salutare Mafe che non vedevo da anni. Ho invece incontrato con piacere Andrey Golub, Sean Carlos, e Leonardo Bellini.

domenica 17 febbraio 2008


Scopro che sono ricominciati gli allenamenti (gratuiti) al Parco delle Cave per la Stramilano del 6 aprile 2008. Chi gestisce il sito stramilano.it si è dimenticato (saranno gli stessi di italia.it? ) di pubblicare l'ora degli allenamenti che, almeno per il Parco delle Cave, dovrebbero svolgersi alle 10.00 ogni domenica mattina sino al 30 marzo compreso.

Da domenica prossima vedo di accodarmi, se qualcuno partecipa me lo faccia sapere.

lunedì 11 febbraio 2008

Guerra dell’Online Advertising

Come previsto da molti analisti, Yahoo ha rifiutato l’offerta d’acquisto lanciata da Microsoft per 44,6 miliardi di dollari definendola inadeguata al valore aziendale. E’ probabile che Microsoft rilanci l’offerta, già oggi la più ambiziosa mai tentata da Gates & Co, ma è anche altrettanto probabile una offerta ostile rivolta direttamente agli azionisti.

Ma qual è l’interesse di MS verso Yahoo? L'interesse sta nello scontro in atto con Google. La capitalizzazione di MS è oggi largamente superiore a quella di Google ma il mercato core di MS, applicativi software e sistemi operativi, ha prospettive di crescita molto meno interessanti rispetto all’Internet search e online advertising. Su questo mercato Google -che sta perfezionando l'acquisto di doubleclick, società specializzata in Internet Advertising - fattura oggi una quota pari al 35%, Yahoo il 14% e Microsoft solo il 6%. Altri ambiti di scontro MS/Google che rendono Yahoo interessante sono quelli dell’erogazione online di servizi software (google docs) particolarmente insidiosa per il mercato core di MS e quello della fonia via Internet con Google che ha appena acquistato Grandcentral Communication, provider di servizi di voice communication via Internet. Infine Yahoo è oggi in difficoltà e non in grado di reggere il passo di Google, il che dovrebbe renderla più ragionevole rispetto a una offerta come quella di MS.

L’acquisto di Yahoo farebbe di MS un rivale estremamente pericoloso per Google su tutti i maggiori mercati in cui compete. Google dal canto suo non sta certo a guardare. I rumors sono quelli di una possibile partnership Yahoo/Google mentre un’offerta d’acquisto alternativa sarebbe stata scartata per evitare di misurarsi sul piano della capacità finanziaria proprio con Microsoft.

Del resto se in futuro l’acquisto dovesse andare a buon fine non sarebbero tutte rose e fiori nemmeno per MS. Ogni fusione si porta dietro un corollario doloroso di ridondanze e duplicazioni di funzioni e processi da eliminare. In più Yahoo e MS sono due aziende completamente diverse, ed è facile prevedere sin da oggi enormi difficoltà nella gestione del post merger in una sorta di scontro culturale tra i geek Microsoft e il mindset più media, fun e open-source oriented prevalente in Yahoo.

Internet è tradizionalmente ostile a Microsoft, che in tema di strategie Internet è sempre alla rincorsa ma non è ancora riuscita a conquistare sul campo una leadership, pur essendo riuscita a mantenere una posizione solida grazie alle grandi disponibilità finanziarie di cui dispone. Tuttavia dal punto di vista della competizione una fusione Microsoft/Yahoo controbilancerebbe la posizione dominante di Google e spingerebbe ulteriormente la concorrenza finendo per apportare benefici rilevanti ai consumatori e alla Internet stessa.

EDIT: Sembra che anche Murdoch con la sua news corp. abbia intenzione di scendere in campo. Staremo a vedere


venerdì 8 febbraio 2008

La rete all’attacco dell’industria televisiva

Joost è la nuova (un anno di vita) piattaforma creata dai fondatori di Skype e Kazaa Janus Friis and Niklas Zennström, che promette di distribuire gratuitamente, via web, contenuti televisivi di alta qualità insieme a spot pubblicitari altamente personalizzati in base ai consumi del singolo spetttore/utente.

La tecnologia è largamente basata sul p2p, il che consentirà di limitare gli investimenti in banda durante lo startup e lungo tutta la vita della nuova azienda.

Il modello di business è costruito con un bilanciato mix di novità e old-style approach. Tecnologia e distribuzione sono certamente inusuali per un broadcaster, mentre l’organizzazione dei contenuti in canali richiama una struttura tradizionale e familiare anche ad utenti non particolarmente evoluti.

I contenuti sono erogati in streaming e criptati, così da rassicurare, almeno parzialmente, le major sulla non proliferazione degli stessi contenuti in reti p2p non autorizzate. La prova che sto facendo con la versione beta non è perfetta, lo streaming a tratti si blocca ma la qualità è complessivamente buona se si evita il full-screen e dovrebbe migliorare al crescere del numero dei nodi p2p.

Certo mancano ancora contenuti di spicco, e la prossima sfida per joost si giocherà sicuramente più che sul piano tecnologico, su quello dei contenuti proposti attraverso la sua rete.

Certamente molto si sta muovendo su questo versante e nei prossimi mesi vedremo novità interessanti sia per gli utenti che per gli advertisers.

mercoledì 6 febbraio 2008

Yes, we can.


E' partito anche da noi il grande carrozzone elettorale. Solo una cosa chiedo ai politici di tutti gli schieramenti: cambiate questo paese. Cambiate quest'italia diventata brutta, diventata vecchia, noiosa e ignorante, piccola e meschina. Ce la farete a cambiarla, a cambiarvi, a cambiare?

sabato 2 febbraio 2008

causa di US$25 milioni ad un blogger per aver divulgato informazioni false


Lucas Lechuga, ex agente immobiliare di Miami, è stato citato in giudizio per diffamazione e per la somma di 25 mlioni di dollari a causa di un post pubblicato sul suo blog personale ed è stato licenziato dal suo datore di lavoro. Qui il post originale, in seguito corretto, in cui Lechuga dichiarava erroneamente la bancarotta di un concorrente.

martedì 29 gennaio 2008

Televisione e pubblicità digitale

Rileggo oggi due miei articoli scritti alcuni anni fa su:

e li trovo ancora totalmente attuali, fatta salva la continua crescita dei canali specializzati e del web, fenomeni già citati e che si mmanifestano entrambi da qualche anno. Con il panorama delle telecomunicazioni sconvolto dalle nuove tecnologie, quanto è lenta nel cambiare l'industria televisiva?
EDIT: il 30/01/2008 la corte di giustizia UE ha definito l'attuale sistema delle frequenze televisive contrario alla normativa comunitaria, con particolare riferimento alle frequenze utilizzate da Rete4 che dovranno invece essere assegnate a Europa7 e al congelamento della situazione di duopolio già esistente. In tal senso si era già espresso più volte negli anni il sistema giudiziario italiano. Il probabile effetto è che lo stato italiano (noi) dovrà prima o poi risarcire milioni (miliardi secondo l'avvocato di Europa7) di Euro a Di Stefano, proprietario di Europa7.

mercoledì 23 gennaio 2008

Come buttar via 8 Euromilioni e vivere felici


Italia.it ha chiuso, senza essere nemmeno mai veramente entrato in produzione. Nella foto a lato è visibile l'analisi degli errori/orrori del logo fatta da http://www.aaa-copywriter.it . Italia.it è probabilmente il peggior portale della storia italiana, e sicuramente il più costoso, non ha aggiunto neanche un euro di valore ai contribuenti - i cittadini -che l'hanno pagato. In compenso ne ha aggiunti parecchi - 7,8 milioni secondo punto informatico e il blog scandalo italiano - alle società che hanno curato l'infrastruttura tecnologica, un raggruppamento temporaneo di imprese costituito da: IBM (capofila), ITS, Tiscover, Innovazione Italia.

Non è chiaro quanro sia stato pagato alle regioni del budget a loro dedicato di 20 milioni per il data entry di perle come: "Benvenuti a Pesaro, la città di Federico Fellini" o "l'Abruzzo, regione senza coste". Dei restanti 20 milioni di euro destinati al marketing del portalone sembra che non sia stato speso ancora nulla.

Il progetto lanciato dal Ministro dell'innovazione sotto il governo Berlusconi Lucio Stanca (ex AD IBM) è stato chiuso dal Ministro Rutelli pochi giorni prima della crisi di governo aperta dal Ministro Mastella.

venerdì 18 gennaio 2008

I due peccati mortali con il Ragù

Noto che si commettono facilmente due peccati mortali nel preparare un buon ragu:

Peccati mortali:
1) Non far rosolare la carne abbastanza a lungo
2) Esagerare con la pancetta.

Peccati veniali:
1) ubriacarti di Sangiovese o Chianti mentre lo prepari
2) non lasciarlo decantare le sue 10-12 ore

lunedì 14 gennaio 2008

Due milioni di Euro al giorno


Cosa sono? Sono le perdite Alitalia del 2006 pari esattamente 625.630 Milioni di Euro per il solo 2006 (nel 2005 erano 167.778). Come sappiamo, questo è il risultato di:
1) una strategia unica e bislacca che prevede la gestione di due hub, Milano e Roma, nello stesso paese e 2) una pessima execution.
Ora, in questo periodo tutti i giornali titolano che con la vendita ad Airfrance scompariranno 40 rotte da Malpensa. Questo vuol dire che, nel breve periodo, parlando di viaggi intercontinentali, bisognerà fare scalo in un aeroporto, Roma, Londra, Madrid, Parigi prima di andare a New York, Tokyo, Buenos Aires o altre destinazioni Extraeuropee. Nel medio periodo 2-3 anni, queste rotte verranno sicuramente coperte da altre compagnie, con rayanair che ha già fatto una proposta, peraltro rifiutata dal gestore aeroportuale. E' così grave dover fare scalo a Madrid ogni volta che andiamo a Buenos Aires per i prossimi tre anni.? Preferiamo pagare due Euromilioni al giorno di tasse in più per questa comodità? E perchè il sistema mediatico non è capace, quando ci racconta delle rotte perdute, di ricordarci quanto queste ci vengono a costare?

Pubblicità contestuale


Dotcoma segnala questo veramente incredibile errore di pubblicità contestuale pubblicato sulla versione online del quotidiano australiano Sunday Monday Herald via adsense.

sabato 12 gennaio 2008

Per Pippo




Dovrebbe essere questo. Mi sembra che a volte ometta il secondo ottavo di cassa e a volte fa ulteriori variazioni con la campana ma più o meno...

mercoledì 9 gennaio 2008

Brave new world


Questa macchina supersportiva dell'americana Tesla Motors, che fa da 0 a 60 mph (quasi 100 km/h) h in meno di 4 secondi è elettrica. Sì hai letto bene. Elettrica. Grazie a prodotti come questo o alle ibride come la lexus/Toyota , o la nuova low cost dell'indiana Tata nei prossimi dieci anni cambierà il mercato, la domanda e l'offerta di veicoli elettrici o ibridi diventerà una realtà significativa.

Il mondo sta cambiando anche nei settori più pesanti e tradizionali. Finalmente.

Qui il corporate blog di Tesla Motors.