giovedì 1 novembre 2007

Analfabeti emozionali



Vedere un film di Bergman è un po’ come trovarsi in una galleria degli specchi e degli orrori. Ti obbliga a ripercorrere angoli bui e non sempre piacevoli.

Scene da un matrimonio non è mai stato tra i miei favoriti. (Ri)visto adesso dopo tanti anni, mi lascia sempre la sensazione di essere troppo lungo, e un poco di ricercato disagio. Il dubbio che mi rimane come spettatore è se il disagio sia dovuto ad una implicata – da B. stesso – scarsa conoscenza di me stesso, e dal tentativo di B. di scavare in questa direzione, cercando sapientemente di attizzare sonnolenti sensi di colpa o semplicemente agli oltre trent’anni passati da quando il film è stato girato, all’invecchiamento delle idee e delle passioni che lo hanno supportato, e al permanere delle piccole gioie e miserie che caratterizzano uomini e donne anche in questo millennio.

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