lunedì 12 novembre 2007

Al nord, al nord

Nel cinquantesimo anniversario dell'Unione Europea, il tema dell'immigrazione extra e neo-comunitaria diventa sempre più pressante. Il rapporto 2007 del Ministero dell'Interno sulla criminalità mostra un aumento deciso della maggior parte dei crimini (rapine, violenze sessuali, stupri, etc.) e l'elevatissima quota ascrivibile all'immigrazione clandestina. Nel rapporto non sono ancora riportati i dati relativi all'apertura delle frontiere con la Romania, che data il 1° gennaio 2007.

La tendenza migratoria dal sud (e dall'est) del mondo verso i paesi più ricchi continuerà nei prossimi decenni, anche se con lo sviluppo di una vera middle-class Cina e India diventeranno a loro volta poli migratori sempre più attrattivi. Tuttavia il flusso verso l'Europa e l'Italia continuerà, anche favorito dai recenti e futuri allargamenti della UE. Come è stato sottolineato anche nella blogosfera si tratta certamente di una grande opportunità che però necessita di alcune condizioni di base per essere colta e per evitare che si trasformi in un peggioramento della vita di tutti noi. Il tema è particolarmente sensibile e spesso ha generato negazioni, chiusura ad oltranza, xenofobia, arroccamento su posizioni ideologiche.

Per inquadrare il problema in un'ottica strategica, senza demagogia, dobbiamo ricordare che i flussi migratori non si indirizzano a caso ma si muovono verso quei paesi che presentano maggiori opportunità di soddisfazione dei bisogni dei migranti. I telegiornali, le esperienze dei connazionali che hanno già sperimentato la vita in un certo paese, il passa parola sono i mezzi che veicolano i flussi di informazione che poi si traducono in flussi migratori. Per i paesi destinazione come l'Italia, la condizione di base per cogliere l'opportunità è che devono scegliere quali flussi attrarre, con coerenza e trasparenza.

Il flusso migratorio è facilmente articolabile, in base ai bisogni che va a soddisfare, in due macrosegmenti: (1) i lavoratori vogliosi di lavorare anche duramente, eventualmente di rifarsi una vita nel nuovo paese e guadagnarsi uno status economicamente dignitoso e (2) i criminali, che vedono nel nuovo paese la possibilità di arricchirsi velocemente con traffici illeciti.
1. Chi cerca opportunità di lavoro si muoverà verso i paesi che presentano maggiore crescita, mobilità sul mercato del lavoro, che premiano la produttività e l'imprenditorialità, che offrono maggiori possibilità di integrazione, con regole certe e trasparenti, che minimizzano costi e impedimenti burocratici, che garantiscono la sicurezza e dove è diffuso l'utilizzo di una lingua conosciuta.
2. Chi cerca opportunità criminali si muoverà verso paesi ricchi, dove minore è la certezza della pena, minori sono le pene per i crimini, c'è un laissez-faire diffuso, il controllo delle forze dell'ordine è minore. Per chi fa parte di questo segmento c'è poco interesse per le opportunità di integrazione, la produttività del lavoro, la crescita economica, regole certe.

Noi che paese siamo? E, soprattutto, che paese vogliamo essere nei prossimi decenni?

3 commenti:

Lu ha detto...

E' vero, qui la vita è sempre peggio e i neocomuninsti negano il fenomeno, la destra ne apporfitta per alimentare la tensione. Purtroppo però la realtà del crimine peggiora e la maggior parte dei blogger si nasconde dietro un dito e fa finta di non capire quello che accade.

Otto_Vask ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Otto_Vask ha detto...

Ci sono due problemi che impediscono a (molti) italiani di capire quanto sta succedendo. Il primo è quello delle competenze. ragionare su medie, percentuali, dati procapite, distinguere tra fonti attendibili e fonti non attendibili per la maggior parte degli italiani - blogger compresi - è troppo difficile.

Il secondo impedimento, ancora più grave, è l'abitudine a ragionare per tifoserie, curva sud contro curva nord. Questo atteggiamento impedisce anche solo di provare a considerare situazioni che non rientrano in una Weltanschauung predefinita.

L'italia deve fare anche un salto culturale, il mondo sta cambiando più velocemente della testa delle persone.