domenica 11 novembre 2007

Quanto valgono 100 U$ di petrolio?


Con il petrolio a 100 dollari suona l’ennesima sveglia per l’Italia, paese che non ha mai avuto una politica energetica. La situazione - in peggioramento - di gravissima dipendenza energetica non sembra preoccupare più di tanto gli italiani, che preferiscono interessarsi ai particolari morbosi dell'ultimo omicidio o alle gambe delle veline. Del resto la situazione triste del nostro sistema mediatico, accoppiata all'incredibilmente basso livello di scolarizzazione dei nostri connazionali è ben nota.

Occorre un ripensamento generale e senza tabù sia nella riduzione dei consumi che nelle fonti di approvvigionamento senza pregiudiucare la crescita, che è tristemente la più bassa dell'eurozona ormai da anni. Anche il nucleare deve essere considerato nei suoi punti di forza e debolezza, e nelle possibilità future (fusione). Non sto parlando della demagogia di alcuni politici (es. casini) che predicano la soluzione di tutti i nostri problemi energetici grazie alla costruzione di centrali. Ci vogliono almeno 15 anni per costruire una centrale, l’investimento – enorme - va fatto subito (ecco l’interesse dei politici) e nel frattempo il traffico peggiora, il prezzo del greggio aumenta, la qualità della nostra vita scende sempre più in basso, etc.

Bisogna invece intervenire con soluzioni a breve, medio e lungo periodo. Nel breve esistono già carburanti e fonti di approvvigionamento alternative, stili di vita e modalità costruttive più efficienti. Si tratta di comunicarli e incentivarli con sicurezza penalizzando invece le scelte opposte. Nel medio si tratta di supportare lo sviluppo delle tecnologie oggi già esistenti sul mercato ma ancora in fase pionieristica e lo studio delle alternative inclusa l’opzione nucleare.
Nel medio-lungo perido si tratta di supportare con precise scelte industriali la riconversione verso le filiere che saranno valutate migliori per il futuro sistema energetico del nostro paese.

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