giovedì 12 giugno 2008

Nuovo indirizzo

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sabato 7 giugno 2008

Kotler, il marketing che cambia

Kotler al Politecnico di MilanoKotler tra una decina di giorni al Polimi, parla del marketing che cambia.

Martedì 17 giugno 2008, ore 13.00 - 18.00
Politecnico di Milano, Campus Bovisa
via Durando, 10 - Milano


Consulta il programma.

Partecipazione gratuita, previa iscrizione.

giovedì 5 giugno 2008

Sex and the City, la Ferrari del product placement

Il film, come era già successo alla serie, sta avendo un enorme successo. Carrie Bradshow e le quattro amiche di New York però, come nota ad esempio Michelle Nichols della Reuters sostengono anche una strepitosa piattaforma di product placement.

Carrie Bradshow in Sex and the City

Le scarpe Manolo, la vodka Skyy, Mercedes, Bag Borrow or Steal, Coty Fragrances, H.R Stern, Glacéau Vitaminwater sono sponsor del film e solo alcune tra le marche che hanno goduto di una presenza intradiegetica all'interno del film. I brand si sposano perfettamente con i valori e il tono della serie e del film e hanno quindi potuto godere di un elevatissimo ritorno in termini di immagine, proprio presso l'audience più coerente con la value proposition di ogni brand.

E' una triangolazione decisamente vincente tra produttori, sponsor e audience, aspettiamoci di ritrovarla sempre più spesso in futuro.

Obama. Politica è comunicare, è essere differenti

Barack Obama ha utilizzato la rete come nessun altro aveva mai fatto prima riuscendo a sconfiggere l' "eccezionale macchina organizzativa dei clinton" grazie anche e soprattutto all'appoggio di Internet e dei new media, investendo in rete quello che Hillary ha investito sui media tradizionali e viceversa.

Barack Obama.Image courtesy

Già solo con il suo modo di fare campagna Obama ha innovato i processi elettorali e portato real change nel modo di comunicare e partecipare alla politica. La lezione vale anche per i politici italiani: tra meno di un anno voteremo per le europee, vedremo chi saprà sfruttarla al meglio.

mercoledì 4 giugno 2008

CHANGE

Barack Obama
Image by Joe Crimmings, all rights reserved.

C'è un treno che parte alle 7.40

IL FATTACCIO

E’ appena stato pubblicato l'annual advertising expenditure survey dello IAB Europe per il 2007. I dati mostrano che la spesa complessiva in pubblicità online è cresciuta del 26% per un valore del mercato europeo di circa 14,7 Miliardi di Euro nel 2007.La quota 2007 dell’online adv sul totale del mercato pubblicitario è pari, secondo IAB Europe al 18% in Olanda, al 15,6% in Norvegia e solo al 6,7% in Italia.

Ecco il dettaglio by country:

IAB Forum europeo. L'online advertising in europa

Questi dati potrebbero inoltre essere fin troppo ottimisti per il nostro paese. Altri analisti hanno infatti recentemente valutato il peso dell’online ADV italiano pari al 3% (Nielsen Media) o addirittura al 1,8% (Datamonitor, anno di riferimento 2006). Un ulteriore inquadramento della posizione peculiare dell’Italia è dato dalla spesa pubblicitaria (online) per singolo utente, con la Norvegia che investe mediamente 133 euro contro gli 80 di media europea. E l'Italia? Con soli 37 euro di spesa per utente internet l’italia è all’ultimo posto tra i 14 paesi considerati.

E ALLORA?

Ma questo è un bene o un male per noi e per il paese? In generale la pubblicità online tende ad essere più contestualizzata e quindi più utile. Ma ciò che è più grave è che la posizione dell’italia sulla pubblicità online rispecchia in generale un sistema della comunicazione ancora ingessato dal duopolio televisivo, con il mercato televisivo che continua ad avere una concentrazione e un peso eccezionali rispetto agli altri media e al resto del mondo. E con la penetrazione della rete e del broadband inferiore alla media europea. Con l'alfabetizzazione informatica sotto la media europea. Con il numero di laureati e diplomati inferiore alla media europea.
Qualcosa sta cambiando, certo. Ma come vediamo il nostro cambiamento è ancora troppo lento, perdiamo il passo, le occasioni, il treno.

Speriamo che qualcuno ascolti lo sferragliare che si allontana e ci aiuti a salire sul prossimo treno europeo, prima che sia troppo tardi. Secondo te cosa si dovrebbe fare per non perdere anche il prossimo?

giovedì 29 maggio 2008

Sponsorizzami i tweet

In attesa di trovare il tempo per scrivere la seconda parte di Social Media sì, ma solo per pochi, ecco una novità negli utilizzi for profit di Twitter.

L'idea prende probabilmente le mosse dalla prima vendita mai avvenuta di un account twitter ad opera di Andrew Baron e dalle twitter-PR di Robert Scoble. Ian Schafer propone però qualcosa di diverso. Ian, Ceo di Deep Focus, offre in un'asta al rialzo la sponsorizzazione del proprio account Twitter.


L'asta parte da US$ 400 al mese con cui si ottengono:
- il cambio del background dell'account di schafer con uno brandizzato dallo sponsor
- il cambio della foto di schafer, che compare in ogni tweet e nelle timelines, con una immagine a scelta dello sponsor come ad esempio, ma non solo, il logo.

Proviamo ad analizzare la proposta dal punto di vista un po' becero del solo CPM. Considerando per prudenza le sole impression dovute ai tweets, e senza considerare gli effetti di segno opposto dell'aumento del prezzo d'asta e del numero di followers dovuto alla curiosità per l'asta, il CPM può essere così calcolato:

Costo Mese (US$): 400
Nr. tweets medio ultimi tre mesi: 282
Followers: 392
Nr. Impression mese: 110.544
CPM (US$): 3,6

Il costo sembra decisamente elevato se paragonato alla media CPM online segnalata ad esempio da Pubmatic nel mese di maggio 2008. Inoltre il modello di pricing per essere maggiormente affidabile dovrebbe fare riferimento ad un numero di tweets piuttosto che ad un periodo temporale.

Tuttavia il solo CPM mal si presta alla valutazione dell'idea, che è in ogni caso interessante. Schafer sta probabilmente generando un meritato WOM per sè stesso e per la sua azienda (ma in Italia non se ne parla ancora). Al di là del costo e delle modalità di pricing, facilmente modificabili, mi sembra molto interessante per il futuro la possibilità di individuare la coda lunga di microcomunità molto specifiche - un po' come succede con i blog e gli Adwords/Adsense - focalizzate sul tipo di persona seguita e ascoltata piuttosto che sui classici demographics o sui contenuti. Rispetto ai più tradizionali blog il flusso della conversazione è continuo, ed è inoltre possibile, per chi lo desidera, valutare ad uno ad uno i profili delle persone che stanno seguendo/seguiranno la conversazione, cosa pensano, chi seguono a loro volta, a cosa sono interessate. Una miniera di informazioni, oggi ancora difficili e costose da estrarre, ma domani?

Chi vivrà vedrà.